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Bari - Consulta nazionale Fimaa sul Decreto Legislativo 141/2010: operazione 'salvagente'
VIRGILIO - 10 maggio 2011 
 
“Non uno strumento di mercato, ma un atto di coercizione nei confronti degli intermediari finanziari. Si è recepita, stravolgendola, una direttiva comunitaria che si propone solo di garantire trasparenza e operatività del credito”.

Sandro Borselli, responsabile nazionale Consulta Mediatori Creditizi F.I.M.A.A. Italia (Federazione Italiana Mediatori e Agenti d’Affari), ha esordito così oggi nel convegno organizzato a Bari per illustrare le principali modifiche introdotte dal decreto legislativo n. 141/2010, attuativo della Direttiva Europea n. 48/2008 che riforma il credito al consumo.

BORSELLI STABILE

L’incontro a Villa Romanazzi Carducci, è stato realizzato da F.I.M.A.A. Bari in collaborazione con Confcommercio, per fare il punto sul lavoro politico-associativo e progettuale svolto dalla federazione nazionale fin dai primi “vagiti” del decreto, lo scorso agosto, per sostenere gli interessi della categoria, agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi.
Tra le novità infatti, l’innalzamento dei requisiti di accesso che non avverrà più con una semplice iscrizione all’UIF (Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia, ndr), bensì con prove d’esame, verifiche e aggiornamenti professionali a carico di un Organismo di controllo a cui spetterà anche la tenuta di un nuovo elenco.
Tuttavia è l’obbligatorietà, per i soli mediatori creditizi, di costituirsi in società di capitali e/o cooperative il punto più controverso e per i quali – ha detto il delegato regionale Alessandro Stabile – stiamo lavorando in congiunzione con le Ascom provinciali e istituendo una cassa comune che tuteli l’operatività sul territorio”.
“Un capitale sociale interamente versato, ancorché di 120.000 euro come previsto dall’art. 2327 del codice civile – ha spiegato Borselli –, non tutela maggiormente l’utente finale più di una copertura assicurativa. Gli strumenti operativi di cui ci siamo dotati e di cui i nostri soci usufruiranno è l’accordo con Confcooperative che conta sull’intero territorio nazionale circa 25.000 unità, e con Federascomfidi per accedere a finanziamenti agevolati attraverso consorzi di garanzia”.
“Ulteriore elemento in discussione, ha aggiunto il responsabile nazionale, è l’introduzione della incompatibilità tra la figura dell’agente in attività finanziaria e il mediatore creditizio e per il quale F.I.M.A.A. ricorrerà alla Corte Europea.
Sarebbe come impedire a un agente immobiliare che ha avuto l’incarico di vendere appartamenti per un società edile di non condurre una trattativa privata con un altro cliente. Del resto, una ricaduta è prevista anche per gli agenti immobiliari che non potranno più svolgere la funzione complementare di intermediazione finanziaria, in esclusiva invece del mediatore creditizio”.
Non resta ora, affinché si attivino le fasi successive della normativa, che si costituisca l’Organismo di controllo privato, previsto entro giugno, entro il quale è stato ottenuta dalla Federazione una correzione della normativa affinché ci sia anche un rappresentante della categoria. Una “vittoria di Pirro” in verità, perché se il decreto non riceverà ulteriori modifiche gli attuali 121.542 impiegati nel comparto potrebbero essere decimati di 100 volte.
Purtroppo l’Organismo, che deve dotarsi di autonomia patrimoniale, manca dei soci costituenti. Il tavolo di lavoro, a cui ha preso parte anche la Consulta F.I.M.A.A., si è sciolto per le contrastanti visioni sul business plan redatto da Banca d’Italia e che per il primo anno di gestione prevedeva l’esborso di 5 milioni di euro. Mancando di fatto l’ente regolatore di vecchi e nuovi iscritti, si rischia la paralisi del settore.