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Intervista a Paolo Fusilli sulla “Gazzetta di Parma” del 01/10/2010

Mediatori creditizi: "Con il decreto 141 scompariremo"
I circa 180mila mediatori creditizi della nostra penisola, 700 dei quali operano nella provincia di Parma, rischiano di rimanere disoccupati. Questo a seguito della nuova riforma (decreto legislativo 141 del 13 agosto 2010) sulla tutela del credito al consumo.
L’allarme è lanciato dal vice responsabile nazionale della Consulta Permanente dei Mediatori Creditizi di Fimaa Confcommercio Imprese per l’Italia, Paolo Fusilli: «La nostra categoria professionale viene praticamente distrutta, mettendo in mezzo ad una strada alcune decine di migliaia di persone e relative famiglie». Questo perché il decreto prevede la scomparsa delle piccole società di mediazione, obbligate per operare ad aumentare il capitale sociale fino a 120mila euro, operazione che non è nelle possibilità di tutti, e a mutare la loro forma giuridica in Srl o Spa.
Certamente alla base della riforma c’è il buon proposito di salvaguardare chi concede il prestito e chi lo richiede, ma in realtà non andranno così le cose, secondo Fusilli. «Si verrà a creare un regime di oligopolio: le società di capitale per stare in piedi dovranno fatturare dai 20 milioni di euro in su. E quanti potranno arrivare a quelle cifre? Quindi saranno pochissime le realtà che gestiranno il mercato, con scarsa tutela del consumatore». Ma non è solo questo il problema. Purtroppo, aggiunge Fusilli ci sono zone territoriali del nostro paese in cui pullulano organizzazioni malavitose che hanno una grande disponibilità di liquidi: «A loro basterà poco per aprire una società di capitali e farsi strada in questo business».
Fusilli è d’accordo sul fatto che bisognasse riformare il settore. Ricordo che il lavoro dei mediatori (broker che cercano sul mercato il prodotto finanziario più adatto alla situazione del proprio cliente ndr) ha generato, tra il 2007 e il 2008, per il mercato delle banche il 40% del credito intermediato». Sì allora all’istituzione di un albo cui accedere per esami, così da scremare il settore dai non qualificati; no al titolo IV del Decreto legge: «Insieme ad altri sindacati daremo battaglia». A.D.G.