« HOMEPAGE

BANCHE: FIMAA, DL CREDITO CONSUMO CONTRARIO A LIBERA IMPRESA

(ANSA) - BARI, 9 MAGGIO

Il decreto legislativo che riforma il credito al consumo, "é assolutamente contrario, anche costituzionalmente, alla libera impresa" e finisce per "interdire l'accesso alla professione a molti bravissimi operatori". Lo ha detto all'ANSA Sandro Borselli, della consulta nazionale Fimaa (Federazione italiana mediatori creditizi e agenti d'affari), a margine di un incontro sul tema. I punti del decreto che la Fimaa contesta sono "sostanzialmente due: il primo - ha spiegato Borselli - che 'e veramente assurdo, e' l'obbligo di costituzione societaria per svolgere la professione, perché non si capisce, anche dal punto di vista della trasparenza, come una società possa essere migliorativa rispetto al rapporto col libero professionista singolo". "E poi, all'interno di questo ragionamento - ha aggiunto - contestiamo il vincolo di costituzione di società con 120 mila euro di capitale sociale, che è un requisito patrimoniale fine a se stesso e non aggiunge nulla alla professionalità". "Questo - ha rilevato - significa interdire l'accesso alla professione a molti bravissimi operatori che non hanno tutta questa disponibilità economica. E non è detto che chi i soldi li ha, li usi per comprarsi un lavoro: una società di questo tipo costa attorno ai 40mila euro all'anno solo per restare in piedi". "Non si capisce - ha aggiunto Borselli - perché si è di fatto bloccata la possibilità di lavorare a tutta questa gente: si tratta di 124mila posizioni in Italia. Pur essendo d'accordo sulla professionalizzazione obbligatoria quindi ben vengano i corsi di formazione, l'esame per l'accesso alla professione e la formazione continua per rimanere iscritti, noi riteniamo sarebbe stato molto più logico replicare l'ordinamento che hanno i promotori finanziari con l'evidente esclusione della possibilità di fare la raccolta". Come mai si è arrivati a queste modifiche? "La nostra sensazione - ha sottolineato - è che soprattutto Banca d'Italia si sia ritrovata nella impossibilità di poter controllare e gestire questo enorme numero di persone alle quali è stata concessa l'iscrizione all'albo dei mediatori creditizi, senza che ci fosse un minimo di verifica preventiva, e che quindi oggi costituisce un bacino incontrollabile. A questo punto si è pensato bene di alzare l'asticella a un livello tale che per pochissimi fosse possibile superarla". "Ma non riteniamo - ha concluso - che questo sia il modo corretto di fare le cose".